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17.06.09. - Emergenza giudici di pace - in arrivo altre 26 mila cause - riforma «onerosa» per il Lazio - Capitale a rischio paralisi -

Scritto da La Redazione on . Postato in News Legislative

«Stamattina alle 8.40 ho preso il biglietto “elimina code”. Ero la 116. Alle 10 siamo al 12, meglio che vada. Del resto, quando l’ufficio chiude, i numeri non esauriti semplicemente scadono», sospira una giovane praticante legale. Nel girone del giudice di pace di Roma, le pene sembrano sempre le stesse. Eterne.  
Avvocati in fila di prima mattina per depositare una notifìca, magari al terzo o quarto tentativo. Agenzie private che si contendono la piazza dall’alba, con file alternative e precedenze un po’ incerte. Ogni giorno, via posta, arrivano circa 400 opposizioni a sanzioni amministrative, ma gli impiegati ne iscrivono sì e no 150. Le altre si accumulano in enormi mucchi.
A maggio se ne contavano circa 100 mila e in questi giorni 106 dipendenti”effettivi” (in teoria sarebbero 123) stavano iscrivendo al ruolo le lettere arrivate a maggio 2008. Ma per gli uffici di via Teulada il peggio deve ancora arrivare.
La riforma del processo civile appena varata dal Parlamento estende infatti alla competenza del giudice di pace le cause su beni mobili fino a 5 mila euro (finora il tetto era di 2.500) e i risarcimenti per danni da circolazione stradale, fino a 20 mila euro (finora a 15.400). «Sono arrivato in questo ufficio nel 1998 -dice Alfredo Biasi coordinatore del settore civile dei giudici di pace di Roma – e da allora è stato sempre peggio, tanto che ora rischiamo la paralisi. Anche perché il costante aumento delle competenze ha fatto perdere l’idea che aveva portato alla creazione di questi uffici. Il giudice di pace come giudice di prossimità, dedicato alle piccole controversie».
Gabriele Longo, presidente dell’Unione nazionale giudici di pace,è già ìn grado di fare una stima su quel che ci si aspetta: «A Roma arriveranno migliaia di  procedimenti in più per il civile, 26 mila in tutto distretto, mentre sui risarcimenti da sinistri la situazione rimarrà più o meno l’attuale. Già oggi, il giudice di pace gestisce l’85% dei procedimenti per sinistri, praticamente tutti tranne i mortali. In questo caos a Roma, però, l’aumento potrebbe rendere ancora più difficile una situazione già in bilico». Il carico di lavoro del Gdp di Roma è consistente. Nell’intero distretto di corte d’appello di Roma (370 giudici effettivi), che comprende tutti gli uffici del Lazio, i procedimenti civili sopravvenuti nel 2008 erano oltre 222 mila (+7,8% sul 2007), i definiti poco più di 159 mila (+ 4,3%), quelli pendenti circa 257mila che in un anno sono aumentati del 26,8 per cento. Di questi quelli arrivati al tribunale di Roma sono 135.034, definiti 95.707, i pendenti oltre 176 mila. Al penale, invece, in un anno sono stati definiti 15.402 casi. Solo una parte riguarda Roma, dove nel 2008 sono stati discussi 8.369 procedimenti.
L’unico settore che sembra girare a pieno ritmo è quello che più riguarda le imprese. I decreti ingiuntivi sulle fatture, arrivano in tempi piuttosto rapidi: «Dal momento della richiesta il decreto ingiuntivo viene emesso in quattro o cinque giorni - dice ancora Longo - anche qui, il limite economico è destinato a salire a 5 mila euro, ma non siamo preoccupati». Un mese fa questi numeri, hanno convinto il ministro della giustizia Angelino Alfano a convocare una riunione dedicata all’emergenza di via Teulada.
Avviando allo stesso tempo un’ ispezione a sorpresa che si è conclusa con una denuncia ai carabinieri e l’apertura di un’inchiesta della procura di Roma per gli eventuali profili penali. Un vertice che ha aperto una frattura tra ministero e giudici capitolini, convincendo il coordinatore dell’intero ufficio Guido Mailler a presentare le dimissioni. E il 22 giugno sarà ascoltato su questo dal Csm. Roma chiede più impiegati «almeno 30 in più» come spiega Anna Di Bartolomeo, dirigente amministrativa dell’ufficio. Via Arenula risponde che i problemi sono “organizzativi” e che al più potranno inviare una task force per l’arretrato. Entro luglio, poi, il ministero ha promesso di varare un sistema informatico per l’iscrizione dei ricorsi via internet. Quindi chiederà a via Teulada di riorganizzare gli uffici spostando parte del personale dalle udienze al rapporto con l’utenza. In modo da risolvere pure la terza emergenza: le 70 mila sentenze depositate, ma in attesa di pubblicazione.
Sara Menafra 
 

Fonte: Il Sole 24 Ore - Roma