14.10.09. -«Giustizia, la riforma sia condivisa. No ai pm sottoposti al governo» -

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L’INTERVISTA - La Bongiorno, presidente della commissione alla CameraMer 14 - ROMA - Riforma della giustizia sì, ma condivisa e nel solco delle indica¬zioni del capo dello Stato, che ponga al centro il cittadino e non il potente di turno. Separazione delle carriere di giu¬dici e pm sì, ma «innalzando un muro» contro la possibilità che il pm finisca sotto il controllo dell’esecutivo. Giulia Bongiorno, avvocato, presidente della commissione giustizia alla Camera e al¬ter ego di Gianfranco Fini su questi te¬mi, fissa dei paletti. Un limite da non oltrepassare dopo la bocciatura del Lodo Alfano.  Quale? «La riforma della giustizia non solo va fatta. Ma credo sia urgente. Però deve essere organica, non a 'macchia di leopardo'. Ma soprattutto fatta per tutti » .  In questo momento però tutti par¬lano di uno. «Il dibattito è centrato su Silvio Ber¬lusconi, ma la riforma deve essere per tutti. E avere una caratteristica: andare oltre questa legislatura».  E quindi? «Dobbiamo ridurre i tempi del pro¬cesso senza diminuire le garanzie. Senza sacrificare 'pezzi' di giustizia: ad esempio togliendo un grado di giudizio » .  Senza sacrificare l’obbligatorietà dell’azione penale? «Certo. E’ vero che ora non viene rispettata dai magistrati. Un po’ per il troppo carico di lavoro, un po’ (per dir¬la malignamente) perché scelgono. Ma dobbiamo renderla effettiva, non ri¬nunciarci » .  E la separazione delle carriere? «Sono favorevole. Per me il giudice è una sorta di sacerdote. Ne ho un ri¬spetto enorme e vorrei che fosse davve¬ro indipendente. Vorrei che avesse una formazione migliore e inizierei proprio da questo. Però ...».  Però? «Però vorrei che fosse indipen¬dente da tutti: dal pm ma anche dai politici. Ci vuole ponderazione. E creare meccanismi per innalzare un muro contro il passaggio successi¬vo: sottoporre il pm al controllo del¬l’esecutivo » .  Sarebbe contraria? «Contrarissima. Non garantirebbe nessuno. In futuro potrebbe esserci un premier meno garantista. Cosa acca¬drebbe?» .  I magistrati temono che si riparli di riforme in chiave punitiva dopo la bocciatura del Lodo Alfano. E’ così? «In questo clima ogni riforma sem¬bra contro qualcuno. Per questo, se possibile, occorre trovare l’accordo con l’opposizione».  In che modo? «Proprio pensando al cittadino. L’efficienza della giustizia serve a tutti. E il Csm dovrebbe perseguire con maggio¬re rigore i magistrati che non fanno il proprio lavoro. In questo l’ultimo Csm passi avanti ne ha fatti. Però bisogna anche dare più risorse alla giustizia che è l’altra faccia della sicurezza che va tanto di moda. So che c’è la crisi. Ma senza cancellieri il processo si ferma».  E’ favorevole a una riforma del Csm? «Le correnti sono una patologia. Ma anche qui non vorrei una riforma afflit¬tiva o umiliante».  Si parla anche di modifiche alle intercettazioni, ai termini di prescrizio¬ne e al legittimo impedimento per non distrarre le cariche istituzionali con i processi. «Sulle intercettazioni eravamo arri¬vati a un buon testo in commissione. Spero migliori, tenendo conto delle in¬dicazioni del Quirinale. Sulle altre ipo¬tesi, che leggo sull’ Ansa , aspettiamo i testi. Poi valuteremo».  E su nuove forme di immunità? «Aspetterei le motivazioni della Consulta. Mi muoverei in quel solco».

Virginia Piccolillo 
 

Fonte:: Il Corriere della Sera