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16.02.2010.- Disabili e parcheggi: proteste a Napoli

Scritto da La Redazione on . Postato in News Legislative

I titolati di contrassegno arancione devono pagare  per la sosta a meno che non dimostrino che tutte le aree a loro disposizione erano occupate


NAPOLI – È scontro a Napoli tra l’amministrazione comunale e le principali associazioni partenopee a difesa dei diritti delle persone disabili. L’Anida (Associazione nazionale italiana diversamente abili), il Comitato «Cinzia Fico» e la Lega per i diritti degli handicappati onlus criticano la scelta di applicare sul territorio partenopeo la sentenza della Corte di Cassazione del 12 ottobre scorso (n.211271/2009), che sancisce che è obbligatorio anche per le auto munite di contrassegno invalidi il pagamento della sosta sulle strisce blu. A Napoli , però si prevede l'eccezione, che i conducenti siano emendati dal pagamento se sono in grado di dimostrare che tutti gli spazi riservati alla sosta disabili non erano a disposizione.

IL PRINCIPIO - «Il principio espresso dalla Corte è che la gratuità della sosta – spiega l’Anida - non agevola per nulla il disabile e questo è un principio condivisibile. Il disabile con seri e gravi problemi di carattere motorio non chiede né mance, né elemosina, ma il sacrosanto diritto di poter parcheggiare la sua auto quanto più vicino è possibile al posto che deve raggiungere, così come stabilisce art.11 del D.P.R 503/96 che regola la circolazione e la sosta dei veicoli al servizio di persone disabili». Dello stesso avviso, la Lega per i diritti degli handicappati onlus che parla di un «provvedimento, che si rifà ad una assai discutibile sentenza della Corte di Cassazione e che è palesemente inopportuna in una città come Napoli, dove i parcheggi riservati ai veicoli delle persone con disabilità sono del tutto insufficienti e il più delle volte occupati da non aventi diritto, dove la mobilità è gravemente ostacolata dal permanere delle barriere architettoniche e dove i mezzi di trasporto pubblico sono tuttora inaccessibili a chi è costretto su sedia a rotelle». Medesimo l’approccio al provvedimento da parte del Comitato «Cinzia Fico» che descrive la giornata tipo di una persona disabile napoletana alle prese con i controlli, legittimi, della VII Direzione Servizio Viabilità e Traffico per la validità del proprio posto riservato: la mancanza di parcheggio si aggiunge così alle barriere all’ingresso, all’ascensore non accessibile, all’attesa nell’androne ed anche all’impossibilità di uscire dalla struttura perché la porta di accesso è ostruita. «La sentenza della Corte Suprema di Cassazione ha sollevato – sostiene l’Anida - un enorme problema, che mette in luce ancora una volta l’impossibilità dei disabili di attendere con una certa normalità alla propria attività: certamente questo compito non può essere devoluto alla Magistratura, che in ossequio alla legge accerta la sussistenza o meno di una violazione, ma la questione è prettamente politica».

LA SENTENZA - A monte di tutta la vicenda, che non riguarda solo Napoli ma tutto il territorio nazionale, c’è una sentenza della Corte di Cassazione in cui si legge che il costo del parcheggio non va pagato «qualora l’auto sia stata parcheggiata in uno spazio di sosta a pagamento a causa dell’indisponibilità di uno degli stalli riservati gratuitamente ai disabili». Il problema era e resta «dimostrare questa indisponibilità»: una persona disabile di Palermo, Antonio Piano, ad esempio non si è visto riconoscere il ricorso dal Giudice di Pace perché «non c’erano prove» che gli altri spazi fossero occupati, ma a Pisa una signora disabile ha dimostrato questa indisponibilità e si è vista riconoscere il diritto. Come orientarsi non si è ancora capito: il Codice della strada non prevede gratuità, ma i Giudici di pace possono intervenire sui ricorsi. Tanti disabili, infatti, nell’impossibilità di parcheggiare nei posti riservati o perché sono occupati o perché sono assenti, prendono la multa e poi fanno ricorso. Le diverse sentenze dei Giudici di pace sui territori disegnano un’applicazione della sentenza «a macchia di leopardo» sul territorio italiano: un problema, per chi vorrebbe regole chiare e valide per tutti. (Fonte Agenzia Redattore Sociale e corriere.it)